Nel calcio e nello sport in generale, lo stretching assume un’importanza basilare in quanto è proprio grazie a questi sistemi di allungamento che è possibile allenare la flessibilità muscolare. La parola “stretching” è un termine che proviene dall’inglese “to stretch” che in italiano significa allungamento. È una metodica che consiste nell’allungamento muscolare e nella mobilizzazione delle articolazioni attraverso l’esecuzione di esercizi di stiramento, semplici o complessi, che possono coinvolgere dal singolo muscolo a diversi gruppi muscolari. Bisogna sottolineare che, in questo tipo di attività, la respirazione riveste un ruolo di fondamentale importanza. Non c'è niente di più sbagliato che trattenere il respiro durante un esercizio di allungamento. Lo scopo di una corretta respirazione è quello di raggiungere un'ottimale ossigenazione e un rilassamento che può attenuare lo stato di tensione dell’atleta fino a portarlo ad uno stato di equilibrio delle funzioni fisiologiche e quindi anche del tono muscolare. E' per questo motivo che la posizioni assunte durante l'attività devono permettere una corretta respirazione. Se la posizione mantiene il muscolo in un’eccessiva tensione è probabile che la respirazione diventi affannosa o difficoltosa, in questo caso è importante diminuire la tensione finché la respirazione non diventerà naturale. In questi ultimi anni lo stretching è diventato materia oggetto di controversie legate all'impatto che può avere sull'attività sportiva. In migliaia di articoli e pubblicazioni sul tema è possibile riscontrare le più divergenti opinioni degli addetti ai lavori. E' addirittura facile riscontrare pareri di chi sostiene che lo stretching sia addirittura dannoso in relazione all'attività agonistica. E' chiaro che dobbiamo distinguere tra una serie praticamente infinita di variabili: dal tipo di attività alle tempistiche di somministrazione; dal tipo di fibra muscolare che vogliamo allenare ai gruppi muscolari coinvolti. Ma la domanda più importante che ci dobbiamo porre è: quale caratteristica del muscolo ho intenzione di allenare? La forza o la potenza? L'elasticità o la resistenza? In base a quella che è la vera finalità di allenamento che vogliamo raggiungere, così dobbiamo scegliere la giusta tipologia di stretching. Quello che si deve tenere presente è la varietà di caratteristiche strutturali, ognuna delle quali necessità di una particolare preparazione: per esempio, la stessa tipologia di stretching può essere estremamente utile al calciatore durante il riscaldamento pre-partita, tanto quanto può essere ininfluente se non addirittura dannosa per un pesista che effettua un allenamento specifico della forza muscolare. Prendiamo in considerazione alcune delle più diffuse ed efficaci tecniche di stretching utilizzate in ambito sportivo.

 

STRETCHING DINAMICO
Questo sistema è consigliato in programmi sportivi in cui sono previsti movimenti ad elevata velocità, poiché agisce sull’elasticità di muscoli e tendini. Il muscolo agonista contraendosi rapidamente tende ad allungare il muscolo antagonista (il muscolo che in questo esercizio vogliamo allungare); si effettuano, quindi, movimenti a “rimbalzo” con una certa rapidità. La tecnica consiste nello slanciare in modo controllato le gambe o le braccia, in una determinata direzione, senza molleggiare o rimbalzare.

 

STRETCHING STATICO
È il sistema di stretching più conosciuto, quello codificato da Bob Anderson. Questo sistema di stretching, con le sue posizioni e il suo modo di respirare, prende spunto dallo yoga e fonda la sua pratica in esercizi di stiramento muscolare allo scopo di mantenere il corpo in un buono stato di forma fisica. Si raggiunge l’allungamento muscolare tramite posizioni di massima flessione, estensione o torsione. Queste posizioni devono essere raggiunte lentamente in modo da non stimolare nei muscoli antagonisti il riflesso da stiramento. Gli esercizi di stretching statico attivo consistono in esercizi eseguiti con ampiezza di movimento e sostenendo l’arto o il segmento corporeo contraendo isometricamente i muscoli agonisti.

 

STRETCHING STATICO ATTIVO
Lo stretching statico attivo prevede posizioni di grande ampiezza articolare, il cui mantenimento avviene solo grazie alla forza dei muscoli agonisti. La tensione degli agonisti, in un allungamento attivo, aiuta a rilassare i muscoli che vengono allungati (gli antagonisti) tramite l'inibizione reciproca. Lo stretching attivo aumenta la flessibilità attiva e rafforza i muscoli agonisti. Gli allungamenti attivi sono di solito piuttosto difficili da tenere per più di 10 secondi e raramente c'è il bisogno di tenerli per più di 15 secondi. Molti movimenti (o allungamenti) che si trovano in varie forme di yoga, nel Pilates, nella danza, come anche in molte figure della ginnastica artistica e in generale negli sport artistici, sono allungamenti statici attivi.


 

Dott. DANIELE BERTI

LAUREA IN BIOLOGIA UMANA - SCIENZE BIOMEDICHE E FISIOTERAPIA UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PAVIA

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