Alcune riflessioni sull’ allenamento giovanile

 

È da oltre vent’anni che mi occupo di allenamento giovanile in vari sport come nuoto, calcio, pallavolo, triathlon ed altro, ed in base alla mia esperienza mi permetto di fare alcune considerazioni rivolte a chi, come me, fa parte di questo vasto mondo dello sport, non solo come tecnico o dirigente, ma anche e soprattutto come genitore.

Le domande che tutti si pongono è come proporre lo sport ai giovani? O meglio la mia società o il mio allenatore riesce a proporre una attività adeguata alle esigenze di un bambino o un ragazzo che pratica sport? E soprattutto la proposta che gli viene fatta è adeguata alle aspettative del ragazzo, della società e dei genitori?

Difficile rispondere e soprattutto difficile accontentare tutti.

La prima riflessione da fare è se tutti hanno lo stesso obiettivo. Quindi io ritengo indispensabile che atleta tecnico, società e genitori debbano confrontarsi e verificare se gli obiettivi del singolo rispecchiano gli obiettivi di tutti. La conoscenza e la condivisione degli obiettivi ritengo siano il presupposto fondamentale per il raggiungimento del successo.

Troppe volte gli obiettivi non combaciano, e spesso non si conoscono nemmeno.

Una comunicazione chiara ed esplicita non deve mai mancare in una società seria e corretta. I genitori, anche se spesso sono considerati scomodi, vanno coinvolti e soprattutto informati in modo pertinente e chiaro sui metodi e sugli obiettivi perseguiti dalla società e dal tecnico.

Basterebbe una semplice riunione a inizio e fine stagione.

Per quanto riguarda l’allenatore, vorrei fare un osservazione particolare. Chi è il tecnico giovanile “bravo”? Cosa devo pretendere, soprattutto, in un tecnico di settore giovanile?

Sono tante le qualità che deve possedere, citerò solo le più importanti: come la passione, le conoscenze tecniche, la capacità comunicativa, la capacità di osservazione, una buona preparazione pedagogica, le conoscenze della motricità nella sue tappe evolutive ed altro ancora. Insomma, di cose da sapere ce ne sono parecchie.

Ma un genitore ed un dirigente dovrebbero soprattutto valutare se il tecnico è in grado di insegnare.

La domanda da porsi è :”sono migliorati gli atleti con questo tecnico?”

Spesso l’attenzione e la valutazione di un tecnico viene focalizzata su altro e lo sappiamo bene.

Vincere significa essere bravi!

Siamo sicuri che questo valga anche nel settore giovanile? Io avrei qualche dubbio. Vincere serve certamente ma non basta!

Il bambino ed il ragazzo devono o meglio dovrebbero soprattutto migliorare .

Riflettiamo su questa affermazione. Preferite che vostro figlio o il vostro piccolo atleta migliori o che vinca la gara?

Allora bisognerebbe investire soprattutto sui miglioramenti e un po’ meno sulle vittorie.

Serve una cultura adeguata da parte di tutti gli addetti ai lavori a partire dai dirigenti o meglio dai presidenti delle società.

I nostri giovani hanno bisogno di imparare e soprattutto hanno bisogno di tecnici adeguati e consapevoli di questo.

Il tecnico del settore giovanile si deve sacrificare se vuole costruire degli atleti. Il successo lo raccoglierà qualcun altro. Noi lavoriamo sulle fondamenta e le fondamenta come sappiamo, non si vedono, ma reggono tutta la struttura. Ad ogni età equivale una tappa specifica di apprendimento e il tecnico, i dirigenti, i genitori ed anche gli atleti devono essere coscienti di questo.

Sono troppi i talenti o i falsi talenti che praticano sport a livello giovanile per poi perdersi. La precocità spesso viene confusa con il talento. La fretta e l’ illusione fanno brutti scherzi!

Penso che le società ed i tecnici abbiano le loro responsabilità. Spesso si sente dire “non aveva la testa per emergere”. Va bene, ma siamo sicuri che noi abbiamo creato le giuste opportunità in modo adeguato, nel rispetto delle reali esigenze di un bambino o un ragazzo,per fare emergere il suo reale talento?

Questo messaggio è rivolto soprattutto alle piccole società dilettantistiche, che pur rimanendo realtà fatte di passione, amicizia e soprattutto volontariato, rimangono una risorsa preziosa ed unica per il mondo dello sport italiano, quindi anche loro, come le società più blasonate e professionistiche, non sono esenti dalla responsabilità che hanno sui nostri giovani atleti.

 

Grenghi Oliviero

Diplomato ISEF - Docente FIN

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